Tornano i braccianti. Regole nuove, vita vecchia - di Valentina Furlanetto

 
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"Il caporale mette il cornetto e il caffè sul cruscotto, se lo mangi vuol dire che accetti di appartarti con lui e quindi lavori, sennò sei fuori" dice Adriana Patrichi, ex bracciante rumena. E' una scena che si ripete nelle campagne tra Matera, Taranto e Cosenza dove le braccianti rumene e bulgare oltre che subire lo sfruttamento lavorativo sono sottoposte anche a molestie e violenze sessuali. Lo racconta il rapporto Cambia Terra di Action Aid nei giorni in cui viene lanciato l'allarme di carenza di lavoratori stagionali (ne mancano 100 mila secondo Coldiretti). Per il ricercatore dell'Università della Calabria Maurizio Alfano "Nonostante la legge 199 il caporalato resiste perchè offre quello che non fa lo Stato: trasporti, contatto con il lavoratore, alloggio". "Lavorano anche 10-11 ore al giorno per 36 euro" dice Don Antonio Polidoro di Scanzano Jonico. A impedire un rapporto sano di questi lavoratori con l'Italia c'è lo sfruttamento, ma c'è anche la burocrazia. "Il decreto flussi prevede per il 2022 il doppio degli ingressi rispetto agli anni precedenti - spiega Enrico di Pasquale, ricercatore della Fondazione Moressa - ma dalla data della presentazione delle domande, 17 marzo, ci vogliono 60 giorni per la convocazione del datore di lavoratori e altri 30 giorni per l'espletamento delle pratiche. Prima di metà giugno nessuno metterà piedi nei campi. Tardi per le raccolte". E' una storia che si ripete, basti pensare a due anni di distanza che solo il 50% delle domande per la sanatoria del 2020 per colf e braccianti è stato esaminato.

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